Ma cosa è questa intelligenza artificiale di cui continuo sentir parlare?

Il ministero dell’Istruzione ha da poco pubblicato le linee guida per la AI (intelligenza artificiale) nelle scuole.

Penso che a parte gli addetti (gli informatici, ma quelli bravi) pochi sappiano cosa sia AI.

Lasciatemi dire come prima cosa che la definizione di Intelligenza in questo ambito è abusata.

Per spiegare in modo semplice userò alcune metafore e semplificazioni, senza entrare nei dettagli tecnici.

Se volessimo usare una similitudine potremmo pensare alla AI come a un bibliotecario che ha accesso a una quantità infinita di informazioni e può rispondere utilizzandole. La sua offerta è però limitata al numero delle informazioni raccolte, non alla valutazione che lui ne può fare basata su una osservazione. Valgono il numero di volte in cui un dato è presente.

Faccio un esempio: se chiedo alla AI “Il gatto è?” Volendo conoscere la sua classificazione, la AI, trovando nella maggior parte della sua biblioteca il dato “il gatto è seduto”, risponderà che il gatto è seduto. Ma facciamo un esempio meno semplicistico: se un dato falso esiste in giro, per esempio una ricerca che promuove il limone come soluzione alla calvizie, e io venditore di limoni la faccio circolare e la distribuisco e il dato si ripete e si ripete, alla domanda fatta alla AI: “Mi elenchi le proprietà del limone? La AI inserirà anche che combatte le calvizie.

Se voi pensate che io sia un boomer che è contrario alla tecnologia, siete distanti dalla verità: recentemente ho sostenuto degli esami integrativi di Diritto e il compendio che avevo era molto sintetico. Non avevo un insegnante a cui chiedere alcune cose non chiare. Ho usato la AI, ma facendolo mi sono assicurato che ciò che mi forniva avesse un senso con tutti gli altri dati che avevo in mio possesso.

La campagna “Fuori dagli schermi” come spesso ho dichiarato, non è contraria al digitale ma all’atteggiamento che si ha nei confronti di ogni facilitazione che in seguito crea danni (oggi lo calmo con il cartone a tavola, domani non è in grado di staccarsi dalla play o di leggere una pagina di libro).

Nell’articolo Digitale sì Digitale no, quale è il vero problema del digitale spiego ampiamente questo concetto.

La valutazione delle informazioni è patrimonio esclusivo della vita. La comprensione non fa parte delle macchine. Con l’insegnamento stiamo fornendo dati allo studente così che la sua capacità di valutazione (e di conseguenza la sua libertà) sia salvaguardata. La sua vita dipende dalla comprensione che ha delle cose intorno a lui.

Ecco quindi una avvertenza che può essere di aiuto a chi fa usare ai ragazzi delle strutture di AI o delle AI complete: Lo studente usa la facilitazione per progredire o per fare meno lavoro e guardare da “spettatore” la macchina fare la cosa per lui?

Spero che quanto sopra sia di aiuto a docenti e genitori.

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