Introduzione
Nel gennaio del 2009 Steve Jobs presentò lo smartphone, un telefono che oltre a permettere le telefonate, poneva le basi ad una nuova cultura sociale grazie allo schermo interattivo, uno specchio/finestra da cui poter guardare il mondo e su cui poter farsi vedere. E il tutto all’interno della propria mano.
Lo sviluppo di protocolli trasmissivi sempre più potenti e l’abbassamento dei costi hanno reso l’essere “On-Line” una seconda vita possibile.
Iperconnessione e fusione della realtà
Una nuova vita presentata con parole accattivanti come SOCIAL, GRUPPO, LIKE, ha preso il sopravvento. La chiusura imposta per le misure sanitarie al Covid ha ampliato l’immersione in questo mondo soprattutto nei ragazzi e nei giovanissimi.
Il prodotto dell’allontanamento dalla realtà è molto più grave di quello esposto da autori che, in un libro del 2018 (Tienilo acceso, Longanesi), discutevano della Web Reputation. Dopo otto anni, un periodo lunghissimo nel mondo veloce del digitale dove l’imperativo è USA e GETTA, la Web reputation non è più oggetto di discussione.
Attenzione dispersa ed interesse
L’attenzione è l’anticamera dell’interesse (Inter – tra, interesse essere nel mezzo) che è la più preziosa delle merci ed è cercata da chiunque vende e fa affari. Gli stimoli però forniti per catturarla sono così continui che l’attenzione di riflesso va smarrita come ben spiegato dal ricercatore Simone Lanza nel suo libro L’attenzione contesa.
I ragazzi, non avendo la possibilità di focalizzare la realtà oggettiva, fanno fatica a fissare verità che vanno dalle formule geometriche ai valori morali di giusto e sbagliato. Fanno anche fatica a capire che la mancanza delle ultime sneakers non cambierà la loro esistenza, come la rete prevede loro.
Nei giovani, potenziali clienti prima di esseri viventi, il bombardamento di immagini, dati e imput sovrasta e crea un inevitabile “tilt” (termine obsoleto per quelli che giocavano a Flipper negli anni settanta che indica la disconnessione dal funzionare) che risulta nell’incapacità di affrontare il quotidiano.
A quale sfida ci rivolgiamo?
Oggi il pericolo non riguarda più il fatto di frequentare i social e mantenere la Web Reputation. Oggi il pericolo è costituito dalla “tendenza” (parola bruttissima che indica come le pecore seguano un capogruppo) ad accettare sfide estreme, all’osare per guadagnare attenzione e all’apparire prima di essere. E questo pericolo, dovuto alla dipendenza che il device produce, non viene percepito come tale dai soggetti coinvolti.
Manifestazioni odierne della super connettività
Una ricerca di una Dottoressa Danese del dipartimento di Salute mentale, svolta in 400 scuole medie dove genitori ed insegnanti hanno regolamentato l’uso dei telefonini, ha dato come risultato la diminuzione del 40% dell’uso dello sportello psicologico, la diminuzione del 60% di bullismo e l’incremento di sette punti dei voti in due anni. Questo solo ci impone una riflessione e ci conferma l’influenza – negativa – dell’iperconnettività.
Conclusioni
Ho cominciato a studiare il soggetto come nonno, ma ben presto come uomo curioso, scoprendo che il corretto nome di tale manifestazione è “DIPENDENZA DAGLI SCHERMI” che è a quanto pare ben conosciuta dai manager della Silicon Valley, tanto da stabilire politiche sull’uso del telefono alquanto ristrette nelle loro famiglie e nelle loro scuole.
Charlotte Brontë con il suo romanzo “Jane Eyre” ha seminato nel XIX secolo l’idea di emancipazione delle donne e dell’importanza della cultura per la loro personale indipendenza. Oggi la stessa idea andrebbe persa per l’incapacità di lettura accentuata da un’attenzione assorbita dal continuo scrollare.
La situazione non è irrimediabile, ma sicuramente abbastanza grave da condurre genitori, tutori e politici a dedicare la loro attenzione al soggetto. Per mia fortuna, molti mi stanno ascoltando permettendo alla Campagna di avere sempre più visibilità e successo.





