Il negozio
Se tu passassi davanti ad una vetrina e il negoziante potesse sapere quali articoli catturano la tua attenzione avrebbe, in fase di vendita, maggiori probabilità di successo. Se potesse addirittura, conoscendo i tuoi gusti, farti vedere nella vetrina solo gli articoli che ti interessano avrebbe una maggiore certezza che tu entreresti nel negozio. Se potesse cambiare la vetrina per ogni passante sulla strada conoscendo i suoi gusti, il colore, le parole che maggiormente lo attraggono e potesse per assurdo variare la vetrina in tempo reale con tutte queste informazioni per ogni singolo utente, avrebbe risolto il problema principale del marketing.
Tutto questo all’interno del digitale è possibile.
Capitalismo di sorveglianza
Definizione: parola inventata dalla professoressa Shoshana Zuboff che lo definisce come un nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana come materia prima per pratiche commerciali segrete di estrazione, previsione e vendita; la pratica di come realizzare il negozio sopra citato in una realtà più globale.
Prodotti predittivi
Nel marketing e nell’e-commerce: strumenti che analizzano le tue abitudini di acquisto passate per proporre prodotti in linea con i tuoi desideri.
Nel 20mo secolo abbiamo assistito alla creazione del marketing che si occupava di conoscere come presentarci i prodotti per farceli comperare. Il capitalismo di sorveglianza attraverso i prodotti predittivi oltrepassa questo punto potendo arrivare ad avere e proporre il prodotto voluto da ogni utente. Addirittura a convincerlo della sua necessità schiacciando bottoni trovati. Il desiderio di ogni venditore.
Asimmetria economica, definizione.
L’asimmetria in ambito di mercato è una condizione in cui gli attori (le persone coinvolte in una trattativa economica) non dispongono dello stesso livello di informazioni.
Con il capitalismo di sorveglianza ci troviamo quindi in una asimmetria di mercato dove chi vende sa “troppo” di noi (e dei nostri figli che oramai sono clienti fin da piccoli).
Ma andiaoo oltre. Questa conoscenza così profonda dei nostri sentimenti, antipatie, amori, desideri potrebbero modificare il nostro voto? La nostra opinione politica? Le nostre scelte sociali?
Il tentativo di creare norme per questo capitalismo di sorveglianza è una sfida in un’era digitale in cui l’oggi e il domani sono distanti anni luce. Soprattutto con una IA che velocizza tali processi.
IA e suo uso.
L’uso della IA ha dalla sua un’onda di interesse per moltissimi che l‘idea di fermarla o di toglierla dalle mani di pochi (meno di dieci sul pianeta) sia impossibile da realizzare. La lettera che il commercialista deve far girare ai propri clienti sull’ultima modifica fiscale realizzata in un attimo, la diffida da parte del cliente ottenuta dall’avvocato con un click che gli permette di decimare i suoi apprendisti, sono argomenti affascinanti per chiunque. Persino il tema per il compito con qualche errore per non farsi scoprire, dello studente più pigro diventa affascinante.
Ma il fascino colpisce anche il politico delinquente che vuole apparire “ben voluto” sebbene corrotto e inquisito.
Il ginepraio che si crea tra richiesta e abuso, tra tentativi di legiferare e impossibilità di circoscrivere è difficile da risolvere. La correttezza dell’uso della IA è quindi ancora indefinito.
Come uscirne
Nella recente Enciclica di Papa Leone XIV sulla IA ho trovato dei parallelismi molto simili ai concetti che espongo nel libro Digintossicato. Il Santo Padre scrive: “Mi limito a richiamare alcuni elementi essenziali per un discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona, affinché sia sempre l’intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libertà, a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilità l’uso e i limiti.
Ma come è possibile mantenere un corretto punto di vista quando le pressioni commerciali e gli interessi possono provocare le asimmetrie prima descritte?
Per uscire da questo problema bisogna circoscrivere il vero pericolo, ovvero la possibilità che la nostra attenzione diventi così passiva, così fuori dal nostro controllo arrivando alla svendita del vivere e alla perdita dei valori all’accettazione dell’incredibile. E questa svendita del vivere è parallela al tempo schermo, ovvero al tempo che passiamo davanti ad uno schermo o il tempo in cui posteggiamo i nostri figli davanti ad uno schermo. Il tempo schermo crea quella condizione di ipnosi che ci fa perdere la capacità di valutazione che potrebbe farci notare delle irregolarità e degli abusi (*).
Oltre ai problemi relativi al bulbo oculare per la visione fissa su uno schermo, oltre alla dipendenza da dopamina creata dal corpo, oltre alla postura e pigrizia che danneggiano il fisico del bambino, dobbiamo aggiungere la svendita della sua vitalità abbonandolo ai prodotti predittivi, a diventare un cliente ideale e un cittadino manipolabile.
Per questa ragione l’invito da parte di un assessore lungimirante dell’hinterland Milanese a fare una conferenza alle mamme delle scuole materne del suo comune mi ha trovato completamente d’accordo. Forse istruendo i genitori ad allontanare i bambini da piccoli alla cultura dello schermo sedativo, potremmo ridurre i problemi esposti sopra nelle nuove generazioni.





