Perché la AI non riuscirà ad annientare l’uomo

Perché la AI non riuscirà ad annientare l’uomo.

Per sfuggire dalle temperature proibitive di Milano, l’ultima domenica l’ho passata con amici in montagna a parlare del più e del meno, mangiando le specialità della Val Serina. Tra i presenti un amico informatico ha ben presto dirottato il discorso sull’Intelligenza Artificiale.

Il suo era un rimbalzare tra l’entusiasmo di quanto si potesse fare con la AI e la preoccupazione di quanti posti di lavoro potessero venire cancellati da essa. Sosteneva che, mentre un idraulico, un giardiniere, un imbianchino non dovessero sentirsi preoccupati, tutta la categoria di colletti bianchi, poteva avere nella AI un competitor sleale. Poteva svolgere il loro lavoro più velocemente e in modo economico. E la categoria dei professionisti e dei consulenti poteva risentirsene ancora di più: il contratto legale, l’ingiunzione o strategia di difesa potevano essere chieste alla AI e con un po’ di domande, giungere ad un documento risparmiando la parcella del legale. Nell’ esperienza pratica il mio amico aveva provato, e dopo aver letto il contratto redatto dalla AI, il legale interpellato aveva suggerito soltanto la piccola cancellazione di una ripetizione ed aveva chiesto chi avesse redatto quel contratto.

Dopo averlo ascoltato ho dichiarato senza esitazione: la AI non riuscirà ad annientare l’uomo.

Ora vi spiegho perché.

Partiamo chiarendo che affermare che la AI non annienterà l’uomo non significa che non creerà dei problemi, ma uno scenario alla Matrix secondo me non è realizzabile. Dei licenziamenti e del caos sì, quello lo causerà e lo ha causato.

Già lo scorso anno a Los Angeles tutta una categoria di comparse cinematografiche si era unita nella protesta dato che le produzioni potevano evitare di chiamarle usando la AI. Le comparse che passeggiavano sui marciapiedi di New York alle spalle di un qualunque attore famoso mentre si girava la scena, potevano essere sostituite da video creati in studio da programmi di intelligenza artificiale, con costi decisamente inferiori. 

Tutta la categoria dei tassisti potrebbe venire rimpiazzata da macchine guidate dalla AI che potrebbero in tempo reale trovare la strada con meno traffico e far guadagnare più soldi alla multinazionale che investirà in questo settore.

Messa in questo modo sembra che ci stiamo dirigendo verso una massa di persone che dovranno essere mantenute dal reddito universale essendo disoccupate, passando la loro giornata a vedere film in streaming creati con AI.

Ma non andrà a finire così. In tutto questo scenario non viene preso in considerazione un elemento importante: la Vita.

Fatto: stanco di avere un telepass che mi fatturava importi non comprensibili, avendo come interfaccia una CHATBOT che non sapevo usare, ho cambiato fornitore andando da uno che aveva un ufficio fisico, aveva delle persone gentili che mi hanno dato servizio. In seguito scoprendo che lo stesso ufficio trattava fondi, ed essendomi trovato bene, ho aperto un fondo di cui avevo bisogno che mai avrei aperto online. 

Secondo fatto: è comodo spendere poco di assicurazione fino a quando non devi risolvere un problema. Ed è possibile che il risparmio lo paghi tu con il tuo tempo che devi passare on line per interagire con un portale che “spiega tutto”.

Terzo fatto: nel prossimo week end sarò ospite da un imprenditore che ha preso a cuore la campagna e oltre a comperare i libri per i propri dipendenti e per i propri clienti, organizza una volta al mese un “Family day”. Per intenderci un “Sig. Olivetti” che ha a cuore i propri dipendenti. La sua ditta sta andando molto bene perché la fedeltà dei suoi membri è un valore aggiunto che la AI (e chi la programma) non conoscono.

Quando un cliente ha un problema trova una voce vera che gli risponde e si prende cura di lui, acquista una relazione con il fornitore che potrebbe andare persa solo per la futura non cura. La tendenza volge in questa direzione. Nella scuola che ha introdotto la digitalizzazione, i rigidi protocolli e sta smembrando i buoni propositi degli insegnanti si sta notando il fallimento digitale. In Svezia la scuola ha abbandonato tutto il digitale tornando alla carta, all’interazione diretta e alle cose che la vita desidera: dialogo e comprensione.

L’interazione, lo scambio, il dialogo e la vita collegata non potranno mai essere sostituiti da una macchina. Tutte le grandi creazioni partono da un’idea, da un sogno e una macchina, anche la AI che si “autocorregge da sola”, non può avere sogni perché i sogni appartengono alla Vita, quella di cui solo un uomo è in possesso.

Sicuramente il comperare online e interagire su uno schermo stanno per ora avendo la meglio. Ma quando l’uomo a spasso perché ha perso il lavoro, scoprirà la vita in montagna fatta di cose semplici, lontano dagli imput, dai prompt e connessione, sostituendoli con un dialogo calmo e umano e i prodotti locali, tutti gli investimenti della AI crolleranno in un tonfo secco. La Vita avrà vinto di nuovo sulla meccanica, sulla logica ad ogni costo, sul guadagno illimitato.

Quanti danni potrà quindi creare questa nevrotica corsa al risultato presto e subito? La cosa è inversamente proporzionale a quanti capiranno quanto sopra e ne prenderanno vantaggio.

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