Articolo di Fortune Italia del 4 aprile: La Gen Z sta progettando un futuro analogico.

Spesso gli articoli delle riviste enfatizzano vicende sociali per costruirci una trama più accattivante, ma il soggetto ha raccolto la mia attenzione e ho voluto approfondirlo. Sembra che una generazione che ha sfiorato l’analogico, la generazione Z, quella nata dopo il 1997 e cresciuta nell’esplosione del mondo connesso e digitale, stia cercando la realtà analogica da loro mancata.

Non ho potuto rimanere insensibile a frasi come: “Non ricordo cosa ho visto ieri su TikTok, ma ricordo cosa facevo anni fa quando non avevo un telefono.” O: “Provo nostalgia per un periodo in cui ero presente, quando la mia generazione aveva tra i 5 e i 10 anni, quando facevamo ancora cose nel mondo reale” .

Non sono contrario ai vantaggi del digitale e non lo è nemmeno la campagna Fuori dagli schermi. La libreria che offre una connessione per chi è interessato a conoscere è sorprendente. Diverso è sapere che la programmazione di immagini, cartoni animati, video può essere manipolata fino al punto di creare tempi e modi di pensare e di agire. Un bambino e non solo lui, può venire ipnotizzato e diventare un buon cliente, un seguace di una linea di pensiero, o un apatico sostenitore del nulla.

Ora vi chiedo, se state leggendo questo articolo su un telefono o su uno schermo del pc di alzare lo sguardo e notare qualcosa nel vostro ambiente che mai avevate notato. Se siete in metrò una persona che vi piace, se siete a casa un oggetto che vi ricorda un episodio simpatico. … Se lo avete fatto avete stabilito voi tempo e attenzione. Avete sondato il reale e immagino abbiate notato la differenza.

Questa cosa del “cercare il reale” sta diventando oggetto di desiderio. Questo interesse per il vero, la risata diretta, il rapporto umano che non passa attraverso il device, ha da sempre “costruito” relazioni. È il dialogo. Qualsiasi persona, non importa a quale generazione appartenga, lo ha sempre apprezzato. Quindi il fatto che dei ragazzi che hanno sfiorato il tempo di nessuna connessione vogliano ora tornare e “vivere” il reale non è che una buona notizia.

Nel mio libro Digintossicato, il libro scritto per spiegare ai genitori i danni del tempo schermo e cosa poter fare a riguardo, alla fine prevedo un’uscita da questa situazione sociale di iperconnessione con un capitolo dal titolo: “I libri non bruciano (mai)”. È un augurio dettato più da una credenza personale sull’uomo che dai dati scientifici. Però ora questo articolo fornisce una conferma.

C’è da esserne soddisfatti? Beh sicuramente, ma mentre il futuro è roseo, il presente chiede ancora molto ai genitori attenti, non a caso nome usato per la collana dei libri della campagna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *