Dialogo all’interno della famiglia (e non solo)

La campagna “Fuori dagli schermi è tutto un altro mondo” non si occupa solamente di spegnere un cellulare, ma di ristabilire un dialogo. Questo lo avrete letto nei post della campagna, su questo sito o lo avrete sentito ad una presentazione che ho tenuto.

Oggi, studiando un soggetto di cui volevo approfondire la sua etimologia, mi sono imbattuto nella parola greca logos.

In greco antico, λόγος (lógos) significa principalmente “parola”, ma si estende anche a concetti come “discorso”, “ragione”, “pensiero” e persino la legge universale che governa il mondo. Deriva dal verbo λέγω (légo), che significa scegliere, enumerare o parlare, evidenziando la connessione tra il linguaggio e il pensiero razionale.

Nel soggetto che stavo chiarendo, la definizione corretta di logos utilizzata era “studio”. Nel chiarimento della parola con altri esempi, veniva anche preso ad esempio la parola dialogo: scambio di parole.

Entrando nel contesto della blasfemia semantica mi sono chiesto: ma se in origine la parola dialogo avesse significato scambio dei pensieri? Non dia-logos come scambio di parole, ma scambio di pensieri?

Questa accezione avrebbe un significato rivoluzionario ed estremamente utile per la campagna.

Con il dialogo all’interno della famiglia non si intende una serie di futili parole scambiate: “Come è andata oggi a scuola?” “ Bene!”, ma piuttosto uno scambio di idee. Cosa veramente è successo oggi a mio figlio? Quale idea ha lui e quale io ho che potremmo scambiare?

Va da sé che questo incontra subito il gradino generazionale. Ma se ci concentriamo sui veri interessi, non smielato ma con un rispetto della persona davanti a noi, questo dovrebbe risultare più semplice. In aggiunta se lo abbiamo fatto in tenera età, senza pensare alla falsa idea “i bambini non capiscono”, è molto probabile che il dialogo, quello con la D maiuscola, avvenga.

Recentemente abbiamo caricato sul sito con l’aiuto di Valentina, il glossario dei termini usati dagli adolescenti. In essi loro racchiudono pensieri che, conoscendoli, possono aiutare il genitore.

Ma a prescindere cosa si vuole usare per dialogare con il proprio figlio, l’idea di essere in grado di scambiare delle idee è la formula adatta per creare un dialogo profondo, ricercato da ognuno.

Se questo concetto lo estendiamo anche alla didattica potremmo avere dei risultati notevoli: il professore che recita una serie di parole che non vengono nemmeno intese potrebbe rendersi conto che non sviluppa dialogo. Lo scambio di pensieri potrebbe portare gli studenti a studiare cercando concetti nei loro testi e non parole che possono cerchiare nel test di valutazione a risposta chiusa*. Potrebbe, e qui esagero, risolvere il problema del analfabetismo funzionale, che altro non è che la capacità da parte dello studente di recitare parole di cui non ha la minima idea e sopratutto non potrà usare nella sua vita.

Quindi portiamo il nostro dialogo ad essere uno scambio di pensieri, di interesse togliendo l’idea che non si può dialogare con i ragazzi.

*Test a domanda chiusa= sono quelli che pongono risposte che lo studente deve scegliere. Es. L’illuminismo è a) una condizione fotografica b) un movimento culturale c) una posizione del sole.

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