Cultura
Antropologia è lo studio dell’uomo sotto differenti aspetti. Esiste la parte evolutiva che poco mi interessa. Esiste l’Antropologia politica e, insieme ad altre, esiste quella culturale. Quest’ultima sta catturando la mia curiosità.
La prima soddisfazione per me è scoprire che una delle definizioni di cultura delinea la distinzione tra l’animale e l’Uomo. Il linguaggio, la scrittura, la preghiera, i riti e l’insieme delle sue attività lo distinguono dall’animale. In effetti mai troveremo una cattedrale o un saggio filosofico realizzati da una specie animale.
Continuando a studiare il soggetto, ho trovato che viene definita cultura primitiva quella cultura delle società che non hanno la scrittura.
La scrittura elaborata migliaia di anni fa, è lo strumento che permette alla trasmissione delle idee e delle informazioni di superare il tempo e di giungere fino a che la carta lo permette.
E non solo. Il grande salto sociale cominciato nel XIX secolo deve la sua nascita non alla rivoluzione industriale, ma all’alfabetizzazione imposta nei vari governi occidentali come diritto di tutti. In seguito, la disponibilità dei libri, divenuti più economici grazie alla stampa più economica, ha contribuito a questo progresso sociale.
Per millenni il sapere era di pochi e cose come le biblioteche pubbliche e l’enciclopedia erano oggetti sconosciuti.
La possibilità di leggere evita guerre, rende liberi e questo lo posso sostenere con differenti esempi: un mussulmano colto mi spiegò che dietro le direttive islamiche del Ramadan o del divieto di mangiare maiale o bere alcol vi fossero dei veri e propri suggerimenti medici. La dieta intermittente è un recente sistema di digiuno occidentale che poco si discosta dal principio del Ramadan. Se bevi alcool nel caldo del deserto la tua salute avrà dei grossi problemi e lo stesso avviene se mangi maiale, animale che ha un fegato grasso e che è un posteggio di virus.
Ma tutto questo sfugge a chi, analfabeta, assimila il Corano verbalmente dagli Imam (guida spirituale mussulmana). E cosa succede se un Imam instilla informazioni false e provocatorie che, dovute alla mancanza di comprensione del soggetto più esteso, vengono accettate?
Il libro Oliver Twist, racconto del precedente secolo, ha portato alla luce nell’intera Inghilterra la scandalosa realtà delle case per poveri nell’era Vittoriana facendo modificare la legge che lo regolamentava, ma per ottenere ciò il libro fu letto. Dante superò la mancanza di alfabetizzazione del Medio Evo creando una commedia talmente bella da essere letta nelle taverne (non c’era Sky ad intrattenere i clienti e Boccaccio veniva pagato dal Comune di Firenze per leggere la commedia che lui chiamò La Divina Commedia). Se il sommo Poeta avesse avuto un pubblico in grado di leggere non si sarebbe scervellato a renderla così armonica con le sue rime e sillabe. Mi fermo con gli esempi.
Apprendimento odierno e schermi
Oggi siamo retrocessi ad una realtà di analfabetismo funzionale: il 75% dei ragazzi è in grado di leggere ma di non comprendere quello che ha letto. Non mi soffermerò sul perché di questo. Invece vorrei far notare come questa situazione già di per se stessa drammatica, può essere esasperata e resa fatale per la cultura dalla dipendenza da schermi.
L’apprendimento vero usa come suo strumento di assimilazione dei dati, la conferma trmite l’osservazione. Si tratta di fissare il dato così che diventi conoscenza e quindi ricchezza personale. Questo passaggio porta lo studente dal sapere una serie di parole, a riconoscere un concetto ed il suo uso nella vita reale. E questo avviene inevitabilmente attraverso l’osservazione. Il fanciullo dopo aver capito il dato, lo vede nella sua esperienza o lo sperimenta. Spiegate ad un bambino la teoria della leva di Archimede con un’altalena così che veda il principio. L’osservazione gioca un ruolo vitale per trasformare un “sapere da libro” in una conoscenza utilizzabile.
Ore di schermi
Ma dove arriva la capacità osservativa di un bambino che, rapito dallo schermo del proprio smartphone o della propria play-station, non vede oltre trenta centimetri o mezzo metro? Sarà in grado dopo 3 ore di reel o 5 di play-station, di notare le cose imparate durante la sua lezione? Potrà partecipare alla sperimentazione dei dati nel laboratorio, o sarà bloccato dalle immagini del giochino che la sera prima lo ha tenuto sveglio fino alle 2 di notte?
Abbiamo differenti problemi con le ore passate davanti ad uno schermo:
- la vista, avete notato il numero di occhiali che vengono indossati dai ragazzi? L’occhio è troppo fisso su un punto, non si esercita a spazi aperti come si faceva prima.
- La postura, altro danno. Le ore passate in una posizione innaturale della testa e un minor movimento stanno creando patologie posturali e una tendenza all’obesità.
- la socialità persa, chi si ferma a chiedere un’indicazione o a sapere come sta il vicino? Serate passate a parlare di niente con amici sulle panchine sono rare.
- Ma dal mio punto di vista, la capacità di osservazione persa in un migliaio di pixel e congelata dal milione di immagini acquisite è il danno più drammatico che si sviluppa durante questo flagello.
Meditate per favore prima di parcheggiare un infante davanti ad una TV o un Ipad perché stia calmo. State seriamente giocando con il suo futuro.





